Intervista al Dott. Salvo Mistretta

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Docente presso il dipartimento di Osteopatia in ambito muscolo-scheletrico 

                – il CSdOI (scuola di Osteopatia) di Catania e Palermo –

                                Responsabile della Clinica di Palermo

 

 

Cos’è la brachialgia?

 

Possiamo intendere la brachialgia come una forma di nevralgia (disturbo che colpisce il nervo di un determinato distretto corporeo) che si manifesta con un forte dolore all’arto superiore, dovuto allo schiacciamento o all’infiammazione dei nervi spinali.

 

Quali possono essere le cause?

                   

Tra le varie cause che danno origine a questo disturbo troviamo una forte corrispondenza legata a problematiche cervicali, contratture muscolari del collo, strutture ossee non posizionate correttamente; è possibile riscontrare connessioni anche con altre patologie tra cui:

  • Stenosi spinale (condizione causata dal restringimento del canale vertebrale, conseguenza normale del processo d’invecchiamento che porta eventuali variazioni delle dimensioni e della forma del canale vertebrale; questo tuttavia se varia in un restringimento del canale, può causare dolore).
  • Spondilosi (malattia della colonna vertebrale in cui le vertebre tendono a scivolare l’una sull’altra; definita anche come osteoartrosi della colonna vertebrale.
  • Osteofiti (piccoli speroni ossei, simili ad una spina di rosa, che si formano lungo i margini articolari di ossa colpite da processi infiammatori cronici).
  • Malattia degenerativa del disco MDD (anch’essa conseguenza del normale invecchiamento della colonna vertebrale ed una delle principali cause del mal di schiena e del dolore al collo).

Tutte queste patologie elencate, possono causare una compressione della radice nervosa e generare brachialgia.

 

Qual è la sintomatologia?

Quali sono gli esami da eseguire in seguito a questa sintomatologia?

 

Tra i sintomi più evidenti di questo disturbo vediamo:

  • Sensazione di formicolio e intorpidimento.
  • Dolore al collo, alla scapola, al braccio (può essere avvertito intenso o lieve e può essere costante oppure comparire solo in seguito ad alcuni movimenti; tende a peggiorare durante le ore notturne in posizione distesa).
  • Disturbi della sensibilità (ipoestesia e parestesia).
  • Limitazione funzionale del tratto cervicale.

 

In base alla sede di compressione si può avere un quadro clinico differente che va da dolori più intensi sulla fascia anteriore della spalla, a dolori più intensi che coinvolgono il braccio e l’avambraccio, fino a raggiungere le dita.

Tra gli esami a cui i pazienti dovranno sottoporsi, sono preferibili TAC e Risonanza magnetica alla semplice Lastra o Raggi X, in quanto esse rivelano anche le condizioni dei tessuti molli e non solo delle ossa.

 

Da un punto di vista osteopatico qual è il trattamento di questa patologia?

 Bisogna dire che esistono diversi trattamenti che si occupano di curare questo disturbo, tra cui quelli farmacologici che comprendono antidolorifici o iniezioni dirette al nervo compromesso; quest’ultimo trattamento, spesse volte ritarda di molto la chirurgia e risulta dare grande sollievo dal dolore anche se temporaneo. Se non viene trattata, la brachialgia può progressivamente indebolire i muscoli del braccio, fino ad una vera e propria paresi.

La terapia osteopatica attraverso la correzione delle problematiche che stanno all’origine del disturbo, rappresenta uno dei metodi più efficaci e risolutivi per le disfunzioni antalgiche del plesso brachiale, riducendo la pressione esercitata su di esso. L’osteopata, prima di tutto, attraverso delicate tecniche manipolative, si occuperà di controllare il tratto cervicale intervenendo appunto sulle cause iniziali dell’infiammazione. Il tratto cervicale non presenta problemi primari, si adatta però a disfunzioni periferiche localizzate in diversi punti:

  • Disfunzioni viscerali (in quanto si hanno connessioni anatomiche con i visceri toracici, addominali o pelvici che caricano la zona cervicale); in questa situazione, compito dell’osteopata sarà quello d’individuare il viscere coinvolto e lavorare sulle fasce che lo avvolgono, al fine di ridurre le tensioni interne liberando il tratto cervicale colpito.
  • Disfunzioni cranio-sacrali (nelle prime tre vertebre cervicali vi è l’inserzione della meninge esterna, questo comporta che una qualsiasi alterazione del sistema cranio-sacrale si può ripercuotere sul tratto cervicale); in questo caso l’osteopata tratterà il paziente con tecniche manipolative cranio-sacrali leggere e non invasive.
  • Disfunzioni della colonna vertebrale (la zona cervicale si adatta facilmente alle disfunzioni della colonna vertebrale e del bacino, ma può essere influenzata da catene lesionali in partenza addirittura dal piede). La visita osteopatica ha un approccio globale e non distrettuale, il paziente viene valutato nella sua globalità, non solo nella zona di sofferenza, in seguito ad un’accurata anamnesi (raccolta dati attraverso domande al paziente) e ad un’analisi differenziale mirata, necessaria per rivelare l’entità di tale disturbo, in quanto, la scelta di un trattamento piuttosto che un altro dipende dalla causa responsabile di brachialgia.

 

Giovanna Gagliano